“Prendere BlaBlaCar” o “Fare BlaBlaCar”?

“Prendere BlaBlaCar” o “Fare BlaBlaCar”?

Scopri quale è la forma più corretta da utilizzare quando si viaggia in BlaBlaCar!

Spesso, parlando in ufficio o con i nostri utenti, è sorto il dubbio su quale sia la forma corretta per indicare l’azione equivalente al “viaggiare in BlaBlaCar“. Si dirà “prendere BlaBlaCar“, come sostengono il bresciano Silvio e la bolognese Guendalina, oppure “fare BlaBlaCar“, come suggerisce la triestina Miriel? Per Roberto, campano, la questione non si pone neanche: per lui si dice solo e soltanto “Agg pigliat nù BlàBlàCarr“, ma non crediamo che in realtà sia questo il modo più corretto per indicare l’azione nella nostra lingua corrente (non diteglielo, però, mi raccomando!). Per risolvere il mistero e capire quali sono i meccanismi che si celano dietro l’uso di BlaBlaCar nella lingua italiana abbiamo intervistato Vera Gheno, sociolinguista, esperta di Comunicazione Mediata dal Computer e docente a contratto presso l’Università di Firenze e l’Università per Stranieri di Siena.

Leggete cosa ci ha risposto!

1. “Prendere BlaBlaCar” o “Fare BlaBlaCar”: qual è la scelta più corretta?

Premesso che non ha molto senso dichiarare corretta l’una o l’altra opzione, a me sembra che il significato delle due espressioni sia lievemente diverso. “Prendo BlaBlaCar” quando sono un passeggero, “Faccio BlaBlaCar” quando sono io a offrire passaggi agli altri. In generale, l’importante è intendersi. Sono entrambe espressioni brachilogiche, cioè un po’ “stringate”, in base alle esigenze di velocità che sono proprie della comunicazione al giorno d’oggi, ma nessuna delle due è di per sé sbagliata.

2. Perché, nonostante l’esistenza del termine carpooling fra i neologismi riconosciuti dalla lingua italiana, il termine non è ancora utilizzato dalla maggioranza delle persone?

Le parole seguono percorsi tortuosi e oscuri: non essendoci, in Italia, un ente che “approvi” le parole, queste vengono o non vengono usate in base alle necessità, alle esigenze e ai gusti dei parlanti. Evidentemente, almeno fino a questo momento la parola non è servita al largo pubblico, oppure è stata sentita come ostica, semanticamente poco trasparente, tanto che, invece di chiamare il servizio con il suo nome generico, apparentemente si preferisce usare il nome specifico dell’azienda che offre il servizio. Come invece di dire “ti scrivo tramite un servizio di messaggistica istantanea” si preferisce il verbo “whatsappare”, no?

3. Perché in Italia non esiste una parola in italiano riconoscibile e riconducibile al termine carpooling come avviene invece in altre lingue (ad esempio covoiturage in francese o Mitfahrgelegenheit in tedesco)?

A suo tempo è stato proposto “auto condivisa“, che potrebbe essere un traducente appropriato (cfr. Claudio Giovanardi, Riccardo Gualdo, Alessandra Coco, Italiano-inglese 1-1. Tradurre o non tradurre le parole inglesi?, San Cesario di Lecce, Manni, 2008, pp. 170-171), quindi l’alternativa italiana ci sarebbe, solo che non è usata. E l’uso, come già detto, non si può forzare. Certo, se l’espressione venisse impiegata dai cosiddetti “influencer”, potrebbe anche attecchire… o forse no, alla fine, questo, non lo può sapere nessuno. L’italiano è una lingua anarchica, che non ama le imposizioni!

4. BlaBlaCar può diventare una vera e propria parola che identifica il termine carpooling nella lingua italiana, come accaduto per altri brand?

Ne abbiamo tanti, di marchionimi: rimmel, tampax, scottex, cleenex, le generazioni precedenti forse ricordano “gradina” che identificava la margarina… senz’altro, questo potrebbe succedere. Dipende, chiaramente, da quanto il servizio di carpooling verrà, nel corso dei prossimi anni, identificato con questo marchio in particolare, rispetto magari ad altri in concorrenza. Dipende dalla longevità del servizio, e da un’infinità di altri fattori che nessuno può prevedere. Certo, “blabla” è un’espressione molto accattivante, anche se decisamente polisemica, dal momento che è un fonosimbolo che indica già una cosa precisa, ossia il chiacchierare. Quindi di nuovo non posso che dire: chissà…

5. Quanto può influire la regionalità sulla scelta di come utilizzare la parola BlaBlaCar?

Oggi, con tutti i mezzi di comunicazione che abbiamo a disposizione, che contribuiscono a una globalizzazione del sapere e della conoscenza, non direi che la regionalità sia così rilevante nell’adozione o meno di una parola o espressione. Piuttosto, conta chi usa quella parola, o a quante persone serve, o ancora, se viene percepita come “à la page”, come un preziosismo comunicativo. Spesso, la vita e la morte delle parole sono decretate dalla percezione che di quella parola hanno le persone. In generale, i neologismi hanno un picco d’impiego dopo il quale o il termine decade, perché viene percepito come “abusato” e quindi perde di fascino, oppure si stabilizza nell’uso e diventa una parola come tutte le altre, perdendo i suoi connotati di neologismo. In questo caso, davvero, chi può dirlo?


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